lunedì 27 settembre 2010

il gioco

Ho aperto una nuova etichetta e rinominato alcuni post.

Già, perché l’ambito del gioco è qualcosa che si sta definendo nella mia vita, qualcosa per cui reclamo spazio.
Sto pensando ai giochi in rete, una volta Farmville, oggi KingsofCamelot, domani chissà? Però penso che, una volta creata l’etichetta, mi accorgerò che il mio scatolone dei giochi comprende anche altro a cui non sto pensando. Vedremo.
Intanto mando un caloroso saluto a Karloo1, il Principe che attacca tutte le notti le mie città e che contraccambio non appena sorge il sole.
Non so perché ce l’abbia con me, ma sto imparando grazie a lui parecchie cose sugli assalti.
Va da sé, comunque, che prima o poi lo distruggo ;)

sabato 25 settembre 2010

pagine

ho trasportato dal sito al blog la pagina dei commenti buffi dei bambini. 
chi avesse qualcosa di buffo da segnalare, lo faccia, perchè io le trovo splendide

mercoledì 15 settembre 2010

scirocco


Ci sono frasi che, quando le sentiamo pronunciare, ci stupiscono o fanno sorridere.
Se ci restano in mente, però, e tornano nel tempo, assumono a volte un significato diverso.
A Lampedusa, chiedendo se per un pagamento avrebbero accettato il bancomat, ci hanno risposto: ‘ oggi no, non funziona niente… fa caldo…c’è scirocco’
Quale connessione potrà esserci tra il vento di scirocco ed il funzionamento di una linea di circuito di pagamento, non si capisce, ma tant’è.
Allora ne abbiamo riso.
Oggi è finita la vacanza, e rivaluto ed invidio la possibilità di argomentare in questo modo un rifiuto, uno stato d’animo che non consente.

‘Mi spiace, la riunione non possiamo farla oggi…c’è scirocco’
‘No, Stefano, non ti accompagno oggi dai tuoi amici…c’è scirocco’
‘No, non posso stare in ufficio sino al termine dell’orario…c’è scirocco’

Non credo potrò mai argomentare così, almeno vivendo dove vivo, ma assumerò ben volentieri lo scirocco nel mio gergo per indicare le mie future… ‘scarse voglie’




martedì 14 settembre 2010

avviso ai naviganti

a chi può interessare, ho aggiunto qualche foto estiva nella micro collezione curiosa degli MMS, nella pagina 'frammenti'



il nuovo pianeta



Dopo mesi di pausa riprendere a lavorare è quasi uno choc.

In realtà non è il lavoro a provocarlo, quanto l’impatto del tempo che trascorre in modo così diverso da prima.
In sostanza, le giornate tornano a scorrere velocissime. Fuori dall’ufficio le attività familiari obbligatorie si accodano, accavallano, assommano e risolvono grazie ad equilibrismi di gestione parallela, e quando ti fermi a pensare: ‘mamma mia, ma ho fatto tutto, sono davvero brava, però!’ hai già la mano sull’interruttore della luce del comodino e… a domani a tutto quanto!
Così, senza aver digerito il primo, senza anticorpi né vaccinazioni, eccomi scaraventata nel secondo giorno, su di un pianeta che SICURAMENTE gira in un’orbita più stretta di quella a cui mi sono abituata nei mesi scorsi.
Sarò ancora per un po’ ‘extraterrestre’, temo, e mi si sentirà mormorare con angoscia i miei ritardi mentre corro qua e là….

domenica 12 settembre 2010

MA GRAAAAZIE! ;)



PER ME? E' il più bel regalo che ho ricevuto quest'anno! (Insieme a quelli del Grande Rilegatore, ovvio...)

venerdì 10 settembre 2010

e ancora torrente

E ancora torrente.  In questo ultimo soleggiato giorno feriale di libertà, mi butto ancora una volta tra i sassi, a farmi mordere dal sole settembrino.
Vorrei dire che questo è il mio ambiente, ma più sto qui, in silenzio e con gli occhi chiusi, più mi pare vero il contrario; sono io ad appartenere a questi posti, e non viceversa.
Penso a quanto è aspro e contraddittorio questo clima.
Dove la mia pelle riverbera il sole, tocco e sento il calore che mi brucia. Solo pochi centimetri più in là nella rotondità di un polpaccio, di un braccio, dove il raggio mi raggiunge obliquo, il mio corpo è freddo, il pelo dritto.
Sto concentrata nel tentativo di diffondere il calore concentrato in pochi punti a tutto il corpo, e ci riesco.
Forse ho i brividi, ma sento quel calore e me lo godo tutta intera.
Basta il più irrisorio baffo di nube davanti al sole per precipitare. Il mio corpo non ricorda il calore di un istante fa, neppure lo sa immaginare, si irrigidisce ed attende.
L’acqua intorno a me cambia tutti i suoi riflessi, e parla solo di ghiaccio, senza colore.
Il sole torna, e tutto è come prima, e mentre valorizzo al massimo i miei centimetri di corpo caldo, penso che questi contrasti sono gli stessi che ho dentro di me, scritti nel mio codice.
Mi basta una scintilla, uno spiraglio per farne una ragione a tutta me stessa; mi basta una piccola nube per perdere tutto.
Gli anni non mi hanno cambiata.
Però oggi so che le nubi passano.

martedì 7 settembre 2010

eccomi!




Sono tornata!
Ma come avranno fatto quei MILIONI di frequentatori del mio Blog senza aggiornamenti?
Riacquisto al volo la prima posizione nella vostra tendina di collegamento ai blog, e saluto
CALDAMENTE i miei affezionati.
Ho lasciato la città a metà giugno col termometro a 16° , e ricomincio con i 16° di metà
Settembre.
Di buono porto con me tre mesi che invece mi hanno dato caldo, per fortuna.
Manca all’appello la mia vacanza alle isole Pelagie.
Per quella, vi lascio intanto due colori: quello del mare e quello dei capperi.




giovedì 5 agosto 2010

pioggia a milano

in queste mie vacanze si infila un giorno cittadino.No, non sono tra i signori con l'ombrello ritratti qui sopra, non andrò per negozi o monumenti. Ringrazio il cielo per la pioggia, e me ne sto a casa a dormire, leggere un po', bere caffè e giocare al computer, in attesa che il mio amò torni dall'ufficio. Un fanastico niente-di-niente, come richiede qualsiasi vacanza che si rispetti, almeno un po'. anzi, sapete che vi dico? mi è tornato sonno...

giovedì 29 luglio 2010

i piccoli crescono

Ieri è successo.
Stendevo il bucato quando ho visto salire per il viottolo che porta a casa nostra quattro ragazzini, più o meno tutti sugli 11 anni.
Li conosco da sempre. Figli di amici, ho passato parecchie ore negli anni trascorsi al parco con loro e le loro mamme. Vengono al paesino da sempre, alcuni ci abitano tutto l’anno.
Raggiungono la casa e mi vedono all’ultimo piano, alle prese con le lenzuola.
-ciao! Stefano può uscire con noi?-
Una botta allo stomaco. Stefano è il mio bamboccio più grande, quasi dieci anni. Conosce i sentieri, sa tornare a casa da qualsiasi punto del paese. Una sola strada carrozzabile circonda l’intrico di viottoli e piazzette, e tutti lo conoscono. Sono le due del pomeriggio.
Nessuna reale minaccia all’orizzonte, allora perché ho paura?
Semplicemente, è la prima volta che succede, che venga chiamato per uscire, per andare al parco, o sul sagrato della chiesa.
Taccio ogni voce dentro di me, e lo chiamo con indifferenza.
-Stefano! Ti chiamano i tuoi amici, vuoi andare?-
In un secondo è pronto, e mi raggiunge per salutarmi.
Mi fa tenerezza, è emozionato, ha lo sguardo lontano ma finge la mia stessa indifferenza.
-resta al parco, comportati bene. Tra due ore scendo, ti recupero ed andiamo a fare la spesa. Aspettami lì, fatti trovare, capito?-
-si-
Così se ne va, e lo vedo scendere per il viottolo insieme agli altri. Sono contenta ma sto malissimo.
Cadrà nel torrente, si spaccherà la testa, verrà travolto dall’autobus sull’unica strada…no, non succederà nulla di tutto questo. Ciò che accadrà davvero è che Stefano aggiungerà un granello di autonomia importantissimo per la sua età. Ciò che sta già accadendo, che succede ogni giorno è che cresce, con o senza il mio aiuto. Tanto vale aiutare, e zitta, mamma apprensiva! Commuoviti, se vuoi, ma non ti agitare.
Il più piccolo mi raggiunge.
-ma dove è andato meme?-
-e’ uscito con i più grandi- dico con la solita indifferenza.
-ah. Ma tornerà?- 
-beh, speriamo-
Gigio di fronte ad una novità ai suoi occhi epocale  (e che lo taglia fuori) non capisce cosa ci sia da tacere, e si adegua con una certa delusione.
Trascorrono le due ore, attraversate da un poderoso temporale, mi preparo ad uscire ed a passare dal parco a recuperare il mio bambino, che mi auguro di trovare immediatamente, quando lo vedo arrivare dal viottolo.
-mamma, sono venuto a riportare la giacca, ora torno giù-
Lo guardo. E’ bagnato fino all’osso. Fradicio e felice.
-meglio che entri e ti cambi, abbiamo da fare ora, ricordi?-
Mi guarda. No, non si ricorda. Non si ricorda niente di quello che gli ho detto.
E’ felice, bagnato e felice. E basta.
Un vento nuovo gli attraversa la testa, da orecchio ad orecchio. Una stagione più difficile si appresta alla mia vita.

mercoledì 21 luglio 2010

l'odore della pietra




Ero sul torrente. sentivo sul corpo l’aria che dalle montagne correva lungo il greto del torrente, accarezzando le pietre in una corsa che l’avrebbe portata sino a valle. Sul quel percorso c’ero anch’io, e sentivo scavalcare il mio corpo percorrendone il profilo, come fossi pietra tra le pietre.
La stessa sensazione me la conferivano gli insetti, che si posavano su di me come sui sassi, apparentemente senza preferenze.
Mi annusai la pelle priva di creme, e riconobbi l’odore dei sassi.  Non è facile descriverlo. E’ un odore sottile, molto secco, che ricorda insieme quello della sabbia (attenzione, non al mare, dove è la salsedine a predominare) misto al metallo, non ferro (che ricorda il sangue) , forse alluminio.
Mi piace l’idea che i sassi abbiano un odore, mi piace l’idea che si possa odorare di pietra.
Ancor più mi piace pensarci il giorno del mio compleanno.
Confondermi con un oggetto solido, senza tempo, resistente e sicuro, scolpito dall’acqua, lambito dal vento, scaldato dal sole

sabato 17 luglio 2010

quello che un solaio ha da dire

 Il mio solaio è spettacolare. Rustico, montanaro, grande, alto e splendente di luce che si infiltra dalle piccole finestrelle e dalle fessure tra le pietre.
Il mio solaio contiene bauli di utensili, oggetti e stoffe nati qui, alcuni fabbricati in casa, altri utilizzati per fabbricare la casa stessa, conservati, aggiustati e riposti già dai genitori dei miei nonni e dai miei nonni poi.
Ad essi si sono aggiunti oggetti di mia madre e miei di quando ero piccola.
Questi ultimi sono emotivamente importanti, per me, ma quelli precedenti hanno il fascino di un mondo davvero diverso, e quello che raccontano mi è in parte misterioso, ma in qualche modo deducibile.
Un paio di ritrovamenti ‘assurdi’ mi hanno fatto sorridere e meditare.
Ho trovato scatole di contenitori della coppa del nonno, o di margarina. Erano i primi oggetti di plastica che mia nonna si trovava tra le mani dopo averne consumato il contenuto. Che farne? Tenerli! La coppetta del nonno aveva (e credo abbia tutt’ora) un manico tipo tazzina del caffè, e la nonna avrà pensato di farsi molteplici servizi da caffè comodi da portare in montagna; la vaschetta della margarina aveva un tappo ad aderenza, e la nonna avrà pensato che era meglio tenerli. Forse per quando sarebbero finiti.
Sbagliava i suoi conti, la nonna, ed è stata sepolta dalla plastica che non si è smesso di produrre, tutt’altro.
Non lo avrebbe mai pensato, la nonna. Come può funzionare un’invenzione che se si rompe non si può aggiustare? Lo butti, nonna, e ne comperi un’altra. Un’altra? Comperarne un’altra? No, no… In casa anche i piatti di legno spaccati sono ricuciti col filo di ferro. Una sutura che dura da un secolo.
Il secondo ritrovamento lancia il suo messaggio da ancora più lontano nel tempo.
Ho trovato una scatola di stracci da pavimento. Estraendone uno con due dita mi sono accorta che era così usurato che ne rimaneva poco più che la bordura, con un enorme buco in mezzo.
Ho rovesciato la scatola ed ho visto che tutto il contenuto era questo. Avevo trovato una scatola di tracci usati. Quasi inconcepibile, oggi, no?  Eppure quello che rimaneva di quella stoffa ancora veniva tenuto, raccolto fino alla quantità giusta per farne ancora qualcosa (ma cosa?). il declassamento degli oggetti continuava sino alla completa estinzione della materia.
Ho pensato poi che mia nonna aveva riordinato dopo decenni quel solaio, ed ha tenuto gli stracci. Mia madre l’ha ripulito ancora decenni dopo, ed ancora ha conservato e riposto la scatola.
Insomma, il messaggio è arrivato. (per fortuna, così ho potuto buttare via quella roba ! ;P )
La sintesi non è certo che è meglio essere così poveri da dover spremere tutto il possibile. Io ho pensato che la povertà insegna la misura, e forse il benessere la fa dimenticare.
Ieri c’era la raccolta dei materiali ingombranti in un punto del paese. Ho portato metri e metri di tubi della stufa arrugginiti da anni. Ho fatto dei mazzetti tipo asparagi legati con la corda ed io e  i bambini li abbiamo portati alla discarica, insieme ad una decina di latte di vernice arrugginite.
Ci siamo sporcati tantissimo, e stancati da morire (io, in realtà, i bambini no). I due piccoli portatori tetano-immuni mi sono costati 2 euro a capoccia.


venerdì 16 luglio 2010

giardinaggio


 E' l'ora del giardino. Non vorrei che qualcuno mi immaginasse intenta a fare innesti, spruzzettare le rose o recidere fiori da riporre nel cestino. Il mio è giardinaggio di guerra. Erba letteralmente da SCONFIGGERE, da sradicare tra i ciottoli, decespugliatore d'assalto tra arbusti ed ortiche impertinenti. 
Un giorno intero di lavoro bello pesante per raggiungere il livello minimo di decenza. 
Prima paghetta per i bambini, entusiasti di aiutarmi nei lavori straordinari, inquanto retribuiti. 3 euro a testa. Molto bravi. Primo anno che non si stufano a metà lavoro, ma mi accompagnano sino alla fine. 

mercoledì 14 luglio 2010

bucati



il dopo vacanza ha seeeempre lo stesso sapore: detersivo ed ammorbidente. La catena di montaggio dei lavaggi di biancheria prosegue ininterrotta fino a che tutto torna al suo posto nell'armadio. Qualcosa sarà scelto ancora per nuove valige, qualcosa no. Anche la vacanza trascorsa, in questo rito, si diluisce un po', scolora al sole e si ripiega in un cassetto. Avanti coi nuovi bagagli, quindi, che si riparte!

lunedì 12 luglio 2010

titti :1 - distanze: 0


Visualizzazione ingrandita della mappa

ho vinto la mia piccola battaglia contro una mia paura. centinaia di chilometri, auto di 11 anni, due bambini a bordo e metri cubi di bagagli. Liscia come l'olio, e Titti è un po' più wonder woman di ieri...

martedì 6 luglio 2010

venerdì 18 giugno 2010

ma perchè hai bruciato il rum?!?!?!

il migliore


di tutti, proprio di tutti è il migliore che ci sia.
se non avete mai visto i Pirati dei Caraibi, io li consiglio, specialmente l'ultimo. 
Le storie sono avventurose, tese ed avvincenti, con bellissimi effetti applicati a scene entusiasmanti (una battaglia tra galeoni in un gorgo nell'oceano che vi assicuro vale la pena di essere goduta). I personaggi sono dipinti con un pennello davvero fine, Jack Sparrow è il migliore di tutti e Johnny Depp è il migliore Jack Sparrow possibile.