domenica 18 aprile 2010

binario 3

e questo è il fantastico connubio di due mitici, Concato e Bersani.
beccatevi il delizioso pianoforte ed il testo travolgente, e poi,
se potete, dite che non vi piace...

"Bisognerebbe adesso darsi delle regole
ricordarsi di essere uomini fermarsi e ridere
così tornare a dare credito agli stimoli
allenarsi sulla pertica ad avere i brividi
Bisognerebbe rilassare tutti i muscoli, saltare qualche virgola, buttarsi un po’ di più
eppoi provare ad alleggerire il carico
buttando a mare secoli di solitudine
Bisognerebbe non dormire sugli spigoli e in barba anche alla fisica
pensare a testa in giù
rifiutar di esser competitivi al massimo per avere un certo credito, una personalità e non fidarsi

degli esperti in ogni genere che sanno come muoversi rispetto alla realtà
che spesso poi fan schifo a vivere, non riescono ad ammetterlo e si piacciono moltissimo così  [...]"



green card

sabato 17 aprile 2010

tutto per bene

c'è un raccontino nuovo.
si basa su di un fatto appena successo ad un collega, (così non venite a dirmi che il racconto non è verosimile!!!) 
ovviamente, quello che ne faccio io non rappresenta fedelmente i fatti o le persone reali.
spero vi piaccia!


vai sul mio sito!



martedì 13 aprile 2010

a lunga conservazione

non vi è mai capitato di preoccuparvi di salvare un filmato super8 di vostro padre in modo da poterlo vedere? e di non sapere come far guardare una cassetta ai vostri figli perchè ora avete solo il lettore dvd? e di avere un documento in un formato vecchio, che non riuscite più a leggere sul computer?
disperatevi! ne avrete per tutta la vita! 
ma anche: consolatevi! non siete i soli con questi problemi.
leggete un po' questo stralcio d'articolo, e... NON BUTTATE VIA NIENTE, che un giorno vi potrà servire... ;)



" [...] Siamo ancora nell’infanzia dell’era digitale, ma le storie sono già molte: la manutenzione di centinaia di testate nucleari degli Anni 70 è costata al Pentagono 62 milioni di dollari più del previsto perché, per poter leggere manuali non disponibili su carta, è stato necessario ricostruire da zero apparecchiature analogiche che risalgono a due generazioni fa. Ci si è riusciti soltanto grazie alla disponibilità di qualche esperto di tecnologie ormai perdute, che ha accettato di interrompere la vita da pensionato per tornare al lavoro. La Nasa, racconta la rivista «New Scientist», ha vissuto una vicenda simile: aveva bisogno di recuperare i dati trasmessi negli Anni 60 dalle sonde Lunar Orbiter, ma non aveva più i lettori di nastri del tempo. Alla fine ne ha trovato uno nella cantina di un suo ex dipendente: era diventato la tana di una lucertola. Restaurarlo e imparare di nuovo a usarlo è stata un’impresa. Problemi che riguardano la scienza, ma anche la conservazione di tutti gli altri aspetti della nostra civiltà, dalla letteratura alla storia. L’Archivio nazionale di Washington ha investito una cifra enorme per evitare che 11 mila ore di registrazioni di testimonianze di criminali nazisti al processo di Norimberga — a partire dal racconto del dottor Mengele dei suoi esperimenti su cavie umane — andassero perdute. Anche qui è stato necessario ricostruire un Recordgraph, strumento col quale, negli Anni 40, venivano letti rudimentali nastri di plastica.[...]"

proporzioni

Cerco il pensiero pacificante del giorno, e a volte è dura.
Guardo il lavoro, e dove vedo il difetto, il vizio di forma, per quanto mi arrabatti già lo so che sarà sempre così.
Penso al mondo, al futuro dei miei figli e posso solo augurarmi che da nuove generazioni nascano nuovi strumenti, nuove capacità di adattamento, ma penso che il trend non cambierà.
Uomini, pianeta, obiettivi: concetti alti ed esigenze infime. Un calderone aggrovigliato che si schianta contro tutto, come la palletta d’acciao nei flipper.
E poi buca, e con la molla rilanci.
Eccolo, il pensiero del giorno. Rilanci.
Oggi a rilanciare è la Nebulosa Rosetta, dal bel nome da madre di famiglia di una volta. (si chiama anche NGC 2237, Rosetta è per gli amici)
Partorisce nuove stelle, oggi, Rosetta.
Le sputa fuori come fuochi d’artificio. Ancora devono decidere dove mettersi, ancora non si può sapere cosa girerà intorno a questi soli, ma nello spazio il concetto di tempo si disperde un bel po’, e non c’è fretta.
Devo fare così anch’io.
Sputare cose nuove e non preoccuparmi del tempo, di quell’ infinitesimale fettina di tempo che mi governa.
E’ solo questione di proporzioni.
Per oggi, chiamatemi Rosetta.


lunedì 12 aprile 2010

pearà (pepata)

Il bollito non è un piatto comune in tutte le regioni, ma Veneto e Piemonte ne vantano una buona tradizione. A me, carnivora impenitente che sbavo solo all’idea, mancava questa deliziosa salsa veronese di accompagnamento che si è rivelata una goduria.

E’ a base di brodo di carne, panpesto, midollo, pepe e cannella. Una poesia.
Una volta mangiata sarebbe preferibile una pennichella perché è un poco impegnativa, anche se al palato non dà fastidio, specialmente se al fianco servite una salsa di radice di Cren che divorerà la sensazione di grasso ben prima di voi.

                                                          

domenica 11 aprile 2010

le acque veloci di Treviso





A Treviso ero già stata, ma molto tempo fa. Ricordavo l’acqua tra le case, l’isoletta in centro città col mercato del pesce. L’acqua dà sempre alle città un tocco particolare. Basta un canale, un piccolo corso d’acqua, se non proprio un fiume, e tutto si colora, acquisisce un alone un po’ misterioso e romantico, anche se non si è proprio a Venezia, che dell’arte delle case e dell’acqua è la regina.
Una cosa di Treviso non ricordavo. E’ attraversata da un’acqua veloce, a tratti turbinosa. Dove non lo sarebbe, murature vennero costruite per restringere il corso e far prendere velocità. In quei punti ci sono ruote di mulino, e quella velocità diventa qualcosa di più, aggiunge vita alla vita.
Se siete in Veneto, passate di lì, perché è un luogo suggestivo.


                    

venerdì 9 aprile 2010

w la mamma imperfetta

Tratto da un articolo di Maria Laura Rodotà



Quest’articolo è dedicato alle mamme mediocri. A quelle che per stanchezza comprano omogeneizzati e sono colpevolizzate da cognate che frullano nonstop verdure per le pappine. A quelle che, nel primo giorno di lavoro dopo la maternità, salutano l’erede straziate da rimorsi; poi escono in strada e mentalmente urlano «evvai! ». A quelle criticate dai figli perché sono pasticcione, spesso assenti e incapaci di fare torte. A quelle che non ce l’hanno fatta ad allattare; e poi, quando magari la piccina ha trentasei anni e dirige un laboratorio di nanotecnologie, continuano a giustificarsi, «sa, proprio non ne avevo». Allattare è un diritto, non un dovere; fare le mamme è una cosa meravigliosa (a volte); ma non c’è un solo modo per farlo. E mentre si sta (a volte) finendo di uscire dalla tirannia maschile, si rischia di rimanere vittime della tirannia della perfetta maternità. Lo sostiene la filosofa francese Elisabeth Badinter nel suo Le Conflit, la Femme et la Mère. Il libro ha scatenato dibattiti in Francia e nel mondo anglosassone. Molti/e lo hanno attaccato; molte lo devono avere comprato, perché è in cima alle classifiche della saggistica. Già trent’anni fa Badinter, con il suo L’Amour en Plus, aveva smontato il concetto di istinto materno. Ora se la prende con quelli che pretendono di trasformare le donne che fanno figli in «mamme scimpanzé», sempre attaccate alla prole; il più naturali possibile, talmente naturali da perdere ogni senso di sé. […]«I discorsi sulla “buona madre” sono fondati su una concezione del corpo naturalmente femminile e sempre disponibile. Senza storia, senza conflitti. Offerto. Un corpo così, diciamolo, non esiste»

martedì 6 aprile 2010

l'agnello



Il mio agnello al forno
mettetelo a tocchi in una pirofila, in compagnia di cipolle a fette, olio, vino bianco, sale pepe maggiorana ed alloro.
lasciatelo tranquillo ad abituarsi per qualche ora ai nuovi amici.
poi schiaffate tutto in forno, rigirando ogni tanto la carne, per un'oretta. un po' di più se usate pentole 'de coccio'
ottimo con purè o patate al forno.

lunedì 5 aprile 2010

mah

Faccio fatica a dare un senso alla Pasqua. Poco cristiano, da parte mia, lo so.
Sono anni che lo sono di nome e non di fatto, e non so proprio immaginare qualcosa al mondo che possa riportarmi ad esserlo. Ma mai dire mai.
Comunque, mi piace celebrare le feste. Il Natale è ok. E’ nato Gesù, e non ho bisogno di interrogarmi sull’aspetto divino o meno di Gesù per avere voglia di festeggiarlo. Caspita, uno che dice ‘non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te ’  è il mio mito. Ha inventato la formula a prova di tempo e di spazio,  un metro perfetto per la misura di ogni essere umano che è vivissima dopo duemila anni.
E’ la regola aurea che, se applicata da tutti, non ne richiederebbe altre.
Ma io lo festeggio eccome! e al diavolo babbo natale.
Quando c’è halloween, è facile. Ci sono i miei Morti a ricordarmi a cosa si deve dirigere il pensiero.
Ma la Pasqua è pesantina da ‘laicizzare’.
Qui c’è in ballo la resurrezione, la redenzione.
Visto che non credo né all’inferno né al paradiso, non so come affrontare la resurrezione. Riguardo all'origine divina di Gesù, l'ho già detto, non mi interessa alcun tipo di argomentazione.
Redenzione, poi, significa ‘dai peccati’ , ed ho passato l’adolescenza a rimuovere l’intero concetto, troppo amico dei ‘sensi di colpa’, che invece esistono eccome, e da cui bisogna stare più lontani che si può.
Rivincita? Raggiungimento degli ideali? Premio? No… anche quest’anno non ho trovato una chiave convincente, solo di cioccolato.  
La vera celebrazione è il Venerdì Santo, ma non può essere una festa, perché i cattivi vincono.
La Pasqua è il ‘lieto fine’ di una tristissima e bellissima storia.
E tutti vissero felici e contenti.
Anche questa frase è celeberrima, anche se l’ha inventata qualcun altro, sicuramente umanissimo.
Forse l’essere umano non ne può fare a meno.

giovedì 1 aprile 2010

buon compleanno!



Sono cinquant’anni che le Dr.Martens letteralmente ‘battono i marciapiedi’.

Mi rendo conto che per molti questo non sia un argomento.
Sono però trent’anni che lo è per me, o meglio, che lo è per la mia scarpiera, e non solo.
Le portavo ai piedi, certo, ma le portavano anche i miei cantanti preferiti, quegli inglesi di quell’Inghilterra là.
Le portavano i cattivi, gli arrabbiati, i disoccupati, le ragazze di ‘quella rivoluzione là’, quando non erano troppo scalze o troppo pacifiste.
Io non lo so cosa fossi, e non era certo per politica che stavano ai miei piedi. Forse solo per immagine, come spesso avviene quando sei giovane e lo stile cerca le sue ragioni misteriosamente.
Comunque, oggi le ho ai piedi.
In trent’anni solo tre paia.
Se non altro vorrà dire che sono resistenti…

martedì 30 marzo 2010

mondo aggrovigliato

La multimedialità acquisita si misura dalla quantità di cavi che vi girano per casa.  Alimentatori di batteria, pile AA o multi formato, cavi usb per scaricare o caricare file dal/sul computer tramite cellulari, macchine fotografiche, hard disk, ipod; cavi di alimentazione di corrente, cavi telefonici o per il segnale televisivo. Cavi audio per le cuffiette o per una cuffietta sola…dimentico qualcosa?
Mi serviranno prima o poi stampante e scanner, e ne conto già altri quattro.
Io non so voi, ma quando sono in ‘piena attività’, a me non resta mai una presa libera per accendere anche la luce.
Tengo sempre i cavi dei miei vecchi cellulari. Non ce n’è uno che sia mai riuscita a riutilizzare, perché la spina è sempre microscopicamente differente da quella successiva. Però non ce la faccio a buttarli. Penso sempre che arriverà il cellulare giusto. Così, quando cerco un cavo, ne trovo mille.
 Sono quasi identici tra loro, io non vedo così bene e nella penombra ancora meno, e cerco e cerco.
Per non averli in ogni dove per casa li raccolgo in un’unica borsa, e quando finalmente trovo l’attacco che sto cercando, sono solo a metà del lavoro, perché a quel punto mi tocca districarne il cavo da tutti gli altri.
E allora mi domando: aggrovigliarsi è sintomo del fatto che dovresti lasciare perdere, o fa parte della meccanica delle cose?



lunedì 29 marzo 2010

tra terra e cielo

Sabato, primo giretto a mezza montagna, per un sentiero ancora parzialmente ricoperto dalla neve. Ad ogni piega interna della montagna, cascatelle d’acqua gelida di disgelo.

Al traguardo un grande prato sospeso tra la montagna e la pianura. La natura dorme ancora. Non un bucaneve, non un narciso né una genziana. Tutto dorme, anche se forse è solo questione di giorni. Difficile dire in montagna se la primavera è in ritardo oppure no. I tempi sono scanditi dalla neve che si ritira. Anni fa ho raggiunto in settembre un luogo dove un’immensa slavina iniziava solo allora il suo disgelo, e lì la primavera iniziava in quel momento. Chi lo sa se i piccoli animali hanno terminato il loro letargo, oppure se i sono girati sull’altro fianco ed hanno ripreso con un’ultima dormitina?
Avrei dovuto domandarlo all’aquila che ci è volata enorme sulla testa, silenziosa, senza un battito d’ala per chilometri. Sicuramente percorre con lo sguardo i limiti innevati con più ansia (e fame!) di me.


mercoledì 24 marzo 2010

validi motivi

Io che credevo di avere letto un bel po’, che pensavo di essermi formata una visione politica attenta e critica.
Io che credevo di aver distinto, nel mare di gesti incomprensibili e di volontà mai messe in atto della politica, dove mettere me stessa, per quanto vale.
E’ proprio vero che a volte basta una parola semplice, e tutto ti si rivela per come realmente è, ed il castello crolla.  E proprio dall’avversario politico arriva il lumicino a rischiararmi la strada. Ma chi l’averebbe detto mai? Quale presunzione mi faceva pensare di avere ragione?
Ho avuto di fronte agli occhi molte volte la realtà dei fatti, ma non l’ho capita mai a fondo, però oggi realizzo che è vero, verissimo, e la mia scelta elettorale vacilla.
Santoddìo… MERCEDES BRESSO E’ DAVVERO BRUTTA!

martedì 23 marzo 2010

le cinque giornate


Ah! Ah! Ah! Ma avete buttato l’occhio sulle cronache Milanesi? Domenica si è tenuto il Gran Ballo delle Cinque Giornate, a Palazzo Cusani.

Le foto sono uno spasso. Una coppia danzante, probabilmente le cinque giornate storiche le ricorda ancora in prima persona…e vabbè, direi che sono gli unici due partecipanti che posso capire.
Ma il gruppetto di ventenni no, proprio no, indipendentemente dal cognome che possano portare. Ma dove vivono, questi? In una serra, attaccati ad un tubicino per l’acqua? Li tirano fuori una volta all’anno? Vanno spolverati come i soprammobili?
Può un ventenne provare nostalgia per il fasto nobiliare ottocentesco?
A guardare bene le immagini, poi, balza agli occhi che per otto volte è stata ripresa una ragazza carina dallo sguardo furbetto, e solo in due foto compaiono altri partecipanti.
Le ragazze sembrano tutte le sorellastre di Cenerentola. Racchiotte mostruose fasciate in vestiti tremendi come loro, che probabilmente costano come Mercedes e dai colori che li renderanno impossibili da riciclare pure come tende da salotto…
Inutile, ragazze care, la scarpina di cristallo non vi entrerà mai, inutile ostinarsi.


p.s. per cortesia, non andate a votare, domenica…

domenica 21 marzo 2010

nevrosi di un transito

questo racconto ha davvero delle premesse 'ciofeche', ma mi scuserete, io mi sono divertita tanto a scriverlo.
se vi va di leggerlo, lo posto sul sito linkato qui sotto. i racconti, per quanto brevi, non sono proprio fatti per essere postati qui.


sito di tuttotitti

venerdì 19 marzo 2010

disagio amministrativo

è doveroso aggiornare l’informazione con le novità di oggi:



'L'ufficio per lo stato civile del Nuovo Galles del Sud ha ritirato il certificato senza indicazione di genere alla prima persona al mondo certificata di sesso neutro'


Bene, penso io. Avete presente tutta la modulistica a lettura elettronica del mondo? Alla voce ‘sesso’ propone due caselline da barrare : F o M.
Sono certa che la prossima richiesta di Norrie sarebbe stata,in nome della ‘parità’ e della ‘non discriminazione’ l’aggiunta del terzo campo nei Dbase del pianeta.


Infatti:


[…] Norrie ha già presentato ricorso alla Commissione diritti umani.



Eh? La Commissione Diritti Umani? Ma quale? Quella che si occupa dei genocidi? Dei desaparecidos? Dei bambini che lavorano in miniera a 12 anni? Dei torturati nelle carceri? Degli arrestati senza motivo e dei condannati senza processo? Ma in che mondo vive Norrie? Spera che il suo caso venga trattato durante
un coffee-break?
Il nostro mondo, quello dei paesi liberi, fortunati, e di gente che sta bene, non ha più la misura, ma neanche la corretta ‘definizione’ delle terminologie importanti.


Cos’è la libertà? : ‘fare quello che voglio’
Cos’è il mio diritto? : ‘ il riconoscimento pubblico, amministrativo, legale della mia sensibilità’…

Io consiglierei a Norrie di farsi un giretto per il mondo, magari su itinerario turistico consigliato dalla Commissione che invoca, per domandarsi poi quale può essere nella classifica del genere umano la posizione della sua richiesta. Un miliardo di persone che lottano per una vita appena accettabile contro la risoluzione del suo ‘disagio amministrativo’…







mercoledì 17 marzo 2010

uomini & topi

Due notizie oggi mi incuriosiscono.



La prima:




Topi come lucertole: togli un gene e ricresce la coda
Sottraendo il «P21» i ratti sono in grado anche di riparare una ferita senza cicatrici


Per questo, vince lo stupore meraviglioso che la scienza produce ad ogni scoperta. Che dire? Wow!


La seconda:



Si chiama Norrie May Welby, ha 48 anni ed è la prima persona al mondo ad essere dichiarata ufficialmente “senza sesso specifico“. All’anagrafe un uomo, Welbi-nato in Gran Bretagna, ma trasferitosi all’età di sette anni in Australia- cambiò sesso nel 1990.
Secondo quanto scritto dal giornale britannico ‘Telegraph’, Welby incapace di incontrare anche nel corpo di una donna la sua vera identità sessuale, recentemente è stato dichiarato ufficialmente ”neutro”.


Per questo, un po’ mi spiace che i generi a disposizione non bastino più per sentirsi ‘a proprio agio’ .
Ma non si poteva rispondere a Norrie: ' mi spiace, ne abbiamo a disposizione solo due...' ?
Penso che chiunque possa vivere come vuole, ma almeno i documenti… mica bisognerà ripassare il latino, adesso?

martedì 16 marzo 2010

Elogio alla patacca

Lo sanno tutti. Il rigatone al pomodoro ha il suo carattere e le sue predilezioni. Soprattutto quando è consumato in mensa, adora le cravatte di seta, ed un gilet di cachemire color panna lo fa sentire a casa sua. Come si può pensare che esperienza e professionalità, unite a quel certo rilassamento da pausa pranzo, ad una morbida mezza età, ad un bonario stomaco prominente non facciano ‘sugo’ per le pietanze del giorno?

Non ti stupire se lo spezzatino ti corre incontro, la bottiglietta gasata ti sprizza in faccia, il caffè ti cola giù per il polsino ingemellato.
Non sei goffo, o maldestro. Tu non c’entri.
Non dispiacerti se vieni premiato dal tuo cibo con patacche multicolori, se la macedonia ti si infila nelle tasche.
Cercano soltanto di partecipare alle riunioni del pomeriggio, ed è solo per grande simpatia che, come tramite, hanno scelto te.

lunedì 15 marzo 2010

solo una domanda

Dal primo mattino, lettura dei quotidiani. E già t’incazzi perché non tutte le foto ti rendono onore, ma tant’è: l’importante è che la prima foto in testata sia tua, sotto a qualsiasi titolo, con qualsiasi espressione. Semmai, rifletti sul fatto che tra le virgolette la tua frase non è abbastanza forte. Non scardina, non spinge. L’elettore può digerire più di così, si può fare di meglio. Così telefoni al tuo PR e senti cosa ne pensa.

Non è del tutto d’accordo con te, e gira e rigira con le parole e intanto non dice niente.
Sbatti giù la cornetta pensando che quello non ha i coglioni e ti chiedi cosa lo paghi a fare.
Mentre ti fai fare la barba la segretaria ti legge le mail della tarda serata.
Sono tutte dei tuoi avvocati. Osservazioni, aggiornamenti, ritocchi alle linee di difesa.
Te ne fai chiamare tre o quattro al telefono, e prima di ogni conversazione ti fai rinfrescare la memoria di chi segue cosa, che in ‘sto casino non è facile distinguere e tenere tutto a mente.
Sull’altra linea, intanto, coordinatori di partito vogliono sapere cosa ne pensi di Caio e dove vedresti meglio Sempronia. Caio è indagato, meglio cambiargli regione, e su Sempronia stacchi una battuta assai intuitiva su dove la vedresti meglio. Dall’altro capo del telefono la tua ironia fa molto ridere.
Ti viene in mente un piccolo seggio alquanto discusso, e telefoni al coordinatore della Puglia con la tua proposta. Quello è cauto, e non del tutto d’accordo con te. Sbatti giù la cornetta, ed i senza coglioni della mattina sono diventati due. Così richiami quello di prima e disponi per Sempronia. Non ci sono problemi, per la Puglia, dici. Meglio però parlarle prima personalmente, semmai. Mandamela.
Chiamano poi alcuni dottori. Dovresti fare le analisi, verificare i capelli, controllare lo zigomo. Non hai tempo, si vedrà.
Breve verifica degli impegni del giorno. Visita ad una caserma. Occasione perfetta per insultare il TAR.
Pranzo veloce coi vertici del Milan.
Nel pomeriggio, una conferenza stampa sullo studio di nuovi rapporti bilaterali con la Spagna, ottima occasione per scagliarti contro le intercettazioni telefoniche e le strumentalizzazioni della sinistra.
Che si dice in parlamento? Come? ‘si discute della legittimità del tuo provvedimento?’ cosa vuoi che ci sia da discutere? Non ci vai.
Bisgna invece discutere di una nuova lista di reati che ritieni non dovranno più andare a giudizio, o forse non essere proprio più reati, è uguale. Nel tardo pomeriggio fai al ministro le tue proposte, ma il cellulare non ti riporta la sua voce. Che fa, pensa? Forse non è d’accordo. Poi dice che non si può.
Risposta sbagliata. Sbatti giù il telefono, e il conteggio del giorno sale ancora.
Farai fare uno studio per i fatti tuoi, e tornerai con una proposta argomentata. Inutile sperarci, te ne devi occupare tu. Così spendi qualche altra telefonata per impostare la cosa.
A cena, in famiglia. Ti devono spiegare quella flessione azionaria, ti devono parlare del piano triennale. Forse non hanno seguito il consiglio, meglio verificare. Meglio dire alla segretaria che inviti anche quel consulente finanziario così veloce ed intuitivo… quello coi coglioni, insomma.
Durante la cena, al telefono ti dicono che di questi tempi è meglio che una festa in Sardegna a casa tua non rientri nei piani di emergenza del paese, ma tu urli che si tratta di questioni di sicurezza, e se il tuo interlocutore non è in grado di capirlo, può lavorare per qualcun altro.
Sei stanco. Tutti se ne vanno. Accendi la televisione per buttare solo un attimo l’orecchio al talk show. Inammissibile! Telefoni al talk show incazzato nero e, non pago, ad altri cinquanta soggetti. Incredibile, se non gli parli tu non farebbero niente. Senza palle, anche loro.
Che giornata eterna, eh, signor presidente? Solo una domanda, poi vai pure a nanna:


MA TU, QUANDO LAVORI?

venerdì 12 marzo 2010

T-DAY

È arrivato. Finalmente. Oggi è il T-Day, dove ‘T’ sta per ‘Trolley’ .

E’ il giorno infatti in cui si prepara la borsa canterellando, si sbaciucchiano i figli in dose sufficiente per due giorni, si fa benzina e si va.
E’ il giorno in cui la scelta si manifesta e brilla.
Come sempre, a metà strada, ci sarà quello strano istante in cui è lontano ciò che lascio e lontano ciò che inseguo.
Un momento sospeso e impagabile, in cui sono solo io e in cui mi affermo, tutta tonda, senza incongruenze né valutazioni da fare, e tutto si lega con un solo filo, ciò che ho alle spalle e ciò che ho davanti a me, in un’armonia che mi placa.


Prima di partire le ore rallentano e non passano mai, ma se mi aspetti sono già lì.





C’è una mostra di Schiele a Palazzo Reale, si va?








giovedì 11 marzo 2010

IMPEDITI

SENATO DELLA REPUBBLICA

------ XVI LEGISLATURA ------


 
350a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 10 MARZO 2010
[…]

È iscritto a parlare il senatore Ceccanti. Ne ha facoltà.


CECCANTI (PD). Signora Presidente, il termine impedimento ci fa venire in mente il capitolo 2 de «I promessi sposi», il dialogo tra Renzo e don Abbondio che usa il latino per imbrogliarlo, per non celebrare il matrimonio. (Applausi dal Gruppo PD). «Sapete voi quanti siano gli impedimenti dirimenti?», chiede don Abbondio. «Che vuol ch'io sappia di impedimenti?», risponde Renzo. «Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis affinis», cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita. «Si piglia gioco di me?», interruppe Renzo. «Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?». «Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa». (Applausi dal Gruppo PD).


Voi ragionate, in questo provvedimento, come don Abbondio. Il vostro latinorum è un'espansione senza limiti del legittimo impedimento e di fronte alle obiezioni tutti - anche il nostro simpatico relatore - rispondete come lui, con un argomento d'autorità o, meglio, con la forza dei numeri. Ma anch'essa, purtroppo per voi, ha dei limiti. Il vostro è un bluff come il suo. Alla fine Renzo si sposa e alla fine questo testo incostituzionale cadrà.


[…]       http://www.ceccanti.ilcannocchiale.it/

mercoledì 10 marzo 2010

sigh

Ricevo e inoltro comunicazione pervenutami da Vera, la rondine che non fa Primavera.



‘ Siccome ogni anno vengo da voi e nessuno mi considera a causa di proverbi che indicano il vostro scetticismo sul cambiamento stagionale, quest’anno ho deciso di prendere ferie in questo periodo. Non mi è concesso lasciare la zona, così andrò a fare la settimana bianca in Valle d’Aosta.
Aspetto siate voi ad avvisarmi quando si saranno stabilite le condizioni ottimali per la mia permanenza.’


Non ha nemmeno aggiunto i saluti…

lunedì 8 marzo 2010

AAA - inquilino cercasi

Cercare casa. Non sono d’accordo. Credo sia la casa a dover cercare te. Logisticamente mi rendo conto che sia più complicato, ma è senz’altro più giusto.

Io non so come debba essere fatta la casa in cui abiterò.
So esattamente, però, come mi dovrò sentire quando le sarò dentro.
E’ per questo che deve cercarmi lei.
Mi deve dire: -hey, lo so, ho solo un bagno e tu hai la casa piena di maschi, però ho una verandina dove la sera passa una luce… okkeeeey, la verandina è decrepita, lo so, lo so… però è impagabile, dai! Un po’ di mastice, un po’ di colore… lo puoi fare tu, no? Eddài che ti diverti pure!-
Insomma, una casa deve sapersi ‘far abitare’, deve metterci del suo! Fuori il carattere, appartamenti d’Italia!
Non importa se vi hanno seviziato con ristrutturazioni negli anni settanta; non importa se, invece,per non alterare il vostro stile o per mancanza di soldi, vi hanno tenuto per cinquant’anni senza farvi assolutamente niente, e cadete a pezzi.
Verrà il giorno in cui una persona entrerà dalla vostra porta e avrà, per un secondo, un barlume negli occhi, dovuto ad una piccola cosa che vede di voi, ad un colore prediletto.
Beh, non lasciatela andare via. A quel punto tocca a voi.

Dilbert è un mito!

Non l'ho scoperto da molto, ed è già il
mio mito. Le vignette aziendali di Scott Adams sono la perfetta (caricatura?) rappresentazione di aziende dove l'ignoranza, l'impreparazione, le meccaniche contorte di marketing e management rimbalzano secondo dinamiche che oramai sono comuni e note ai più.
se non conoscete Dilbert e la sua azienda, compratevi Linus, o cercate in internet qualche striscia, e riderete di sicuro









venerdì 5 marzo 2010

voglio il mio dl !!!

 
 
Quando ho fatto la spesa ho dimenticato di comperare il latte.
Credo che il governo dovrebbe definire chi oggi me lo debba consegnare a casa.
Inoltre, troverei molto più comodo che la pausa pranzo mi fosse anticipata di un quarto d'ora...
perchè anch'io non posso avere le 'correzioni' che mi servono?

lunedì 1 marzo 2010

che farmer sei?

Mi piace quando un amico entra in Farmville, perché sono sempre curiosa di vedere che fattore voglia diventare.

Farmville è un gioco anomalo, perché la crescita di livello non cambia per niente né la difficoltà né le possibilità di gioco.
Viene il momento in cui hai così tanti soldi che non puoi fartene più nulla di interessante. Qualsiasi vantaggio, al massimo ti porta un po’ prima su di livello, ma più sin alto non brilla un sole diverso.
Così semini e raccogli, semini e raccogli, mungi e raccogli le mele, spiumi e raccogli le noci…
Eppure la cadenza nel tempo, la soddisfazione (anche grafica!) di un raccolto maturo, la sorpresina nella scatola che fa ‘puff’ in qualche modo affascinano e appagano qualcosa.
Comunque sia, io ci passo ogni giorno, e quando ho dieci minuti in più passo nelle fattorie degli amici.
C’è chi ha un miliardo in monete, un livello altissimo e più niente, assolutamente nessun possibile investimento da fare.
Gli scrivo: ‘hai visto? Si possono piantare i bouquet di fiori!’
E lui:
‘si. Quanto rendono?’
‘Ma nieeeeeente! Sono solo carini!’
C’è chi scarica programmi per piantare, arare, raccogliere più in fretta… c’è chi si fa convincere per una casetta virtuale a metterci soldi reali. Anche adulti. Se vedrete nel mio campo una casa da cinquantasei bigliettoni, vorrà dire che mio figlio mi ha rubato la carta di credito, e vi prego di informarmi con sollecitudine.
C’è chi stipa animali (‘già carne in scatola’ diceva un mio amico)e allinea alberi in modo assolutamente impressionante.
Vere macchine da guerra della progressione di gioco.
Io non tanto.
Io ho optato per la qualità di vita degli abitanti del luogo. Un po’ infantile giocarci così, ma molto liberatorio.
Potrei dire che mi piace curarne l’aspetto estetico, ma la verità è che io amo spostare gli alberi e gli steccati.
Mi sono sempre piaciute le miniature, i piccoli dettagli, e Farmville straborda di dettagli disegnati bene.
No, non rendono nieeeeeeente! sono solo carini…

domenica 28 febbraio 2010

Hannah Arendt :

"  Il rimedio all'imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro è la facoltà di fare e mantenere promesse"

giovedì 25 febbraio 2010

febbraio, corto e bastardo

Sapete senz’altro com’è quando arrivano quei periodi in cui alle incombenze di tutti i giorni incominciano ad aggiungersi situazioni ed impegni imprevisti da gestire. Così cominci a predisporre quel livello di organizzazione straordinaria terrificante, indice del repentino calo della qualità della tua vita.

Devi andare in un ufficio pubblico, quindi meglio entrare un po’ prima al lavoro, così, lavorando anche nella pausa pranzo, puoi recuperare il tempo che chiedi per ottemperare alla tua necessità occasionale.
In quei periodi, però, raramente gli imprevisti si chiudono tanto facilmente. Probabilmente la questione richiederà altri interventi, e nel contempo altre piccole necessità incominciano ad emergere come cappelle di funghi in un vivaio.
Così il conteggio dei tempi inizia a diventare difficile, ogni ‘missione’ incomincia a prevedere tappe intermedie per ottemperare ad altro, la tua auto diventa una sezione distaccata di casa tua o del tuo ufficio, e cartelle di documenti, ogni sorta di cose da riparare, abbigliamenti di riserva perché non fai più a tempo a passare da casa vengono traslocati nel bagagliaio. Anche i post-it fanno la loro comparsa sul cruscotto.
C’è sempre un apice del periodo, ed è il momento in cui realizzi che corri tantissimo, fai mille cose ma, magicamente, non si depenna nulla in modo definitivo dalla tua ‘to-do list’.
Per me questo periodo ansiogeno ricorre solitamente in febbraio. Ripercorrendo il dettaglio delle mie spese negli anni, noto senza possibilità di errore che è in febbraio che mi si bloccano i finestrini della macchina, smette di funzionare l’aspirapolvere, finiscono le scorte perenni di un qualche detersivo o alimento particolare, mi si spacca un dente, i bambini si ammalano oppure devono produrre per la scuola oggetti introvabili.
Non so perché succeda questo, ma anche quest’anno è stato così.
Quindi ora incomincio a sorridere, perché siamo alla frutta e, male che vada, marzo resta comunque il mese in cui comincia la primavera e questo è già un bell’aiuto.

mercoledì 24 febbraio 2010

questione di... 'fondo'

Presto andrà a sentenza una causa intrapresa contro di me.

Sicuramente ho come colpa personale l’ignoranza della legge, che come so benissimo non è ammessa. Conoscevo solo vagamente il termine ‘usucapione’, e con grande presunzione ho pensato che la logica ed il buon senso avrebbero sostituito egregiamente la conoscenza della legge.
E invece no, in questo caso non è detto.
Questa legge affonda nel passato, a quando si è reso necessario facilitare famiglie contadine che si trovavano a coltivare terreni intestati almeno in parte a parenti irrintracciabili, emigrati, forse morti, sicuramente privi di atti di successione che facessero riferimento ad un vecchio appezzamento dimenticato per le strade di una vita indirizzata altrove e senza volontà di ritorno.
Se per vent’anni lo coltivi tu, pacificamente e senza contrasti, questo terreno diventa tuo.
La terra, il bene atavico su cui vivi, nel quale ti impieghi e con i cui frutti ti sfami. Una legge che agevola la famiglia contadina e fa un po’ di pulizia sulle mappe catastali, dove in capo ad un appezzamento possono trovarsi troppi proprietari, di cui le tracce sono perse per sempre.
Tutto buono, per carità. Però mi domando che data porti questa regolamentazione, perché il mio caso è così diverso che faccio veramente fatica a farlo calzare a questa stessa legge.
Il terreno in questione è stato da me ereditato dal nonno, passato regolarmente in successione. Da allora compare nelle mie dichiarazioni e ci pago le tasse.
Vero, non l’ho coltivato. E allora? Forse che se non investo i miei soldi in modo proficuo qualcuno qualcun altro può vantarne il possesso?
Un contadino ha piantato i suoi semini senza chiedere mai nulla, pur avendo tutta la facilità del mondo a rintracciarne il proprietario. Vero, io non ho controllato e pertanto non gli ho mai fatto causa né gli ho chiesto soldi. Il vantaggio che ne ha avuto, assolutamente impunibile, non è sufficiente?
Eppure l’avvocato dice che le mie registrazioni sono prove ‘indiziarie’ ed il giudice potrà non tenerne conto.
Potrò essere considerata come un desaparecido degli anni ’50, anche se il fisco mi conosce benissimo, e mi troverò pure a carico le spese processuali per il disturbo arrecato a stato e contadino, che si muove nella legalità e nella massima malafede. Binomio inquietante, no?
Sono molto curiosa di vedere come questa causa andrà a finire. Temo molto le considerazioni che mi troverò a fare sulla nostra legislatura se perderò causa e terreno. Probabilmente perderò molto di più.
Presto andrà a sentenza una causa intrapresa contro di me.

Sicuramente ho come colpa personale l’ignoranza della legge, che come so benissimo non è ammessa. Conoscevo solo vagamente il termine ‘usucapione’, e con grande presunzione ho pensato che la logica ed il buon senso avrebbero sostituito egregiamente la conoscenza della legge.

E invece no, in questo caso non è detto.

Questa legge affonda nel passato, a quando si è reso necessario facilitare famiglie contadine che si trovavano a coltivare terreni intestati almeno in parte a parenti irrintracciabili, emigrati, forse morti, sicuramente privi di atti di successione che facessero riferimento ad un vecchio appezzamento dimenticato per le strade di una vita indirizzata altrove e senza volontà di ritorno.

Se per vent’anni lo coltivi tu, pacificamente e senza contrasti, questo terreno diventa tuo.

La terra, il bene atavico su cui vivi, nel quale ti impieghi e con i cui frutti ti sfami. Una legge che agevola la famiglia contadina e fa un po’ di pulizia sulle mappe catastali, dove in capo ad un appezzamento possono trovarsi troppi proprietari, di cui le tracce sono perse per sempre.

Tutto buono, per carità. Però mi domando che data porti questa regolamentazione, perché il mio caso è così diverso che faccio veramente fatica a farlo calzare a questa stessa legge.

Il terreno in questione è stato da me ereditato dal nonno, passato regolarmente in successione. Da allora compare nelle mie dichiarazioni e ci pago le tasse.

Vero, non l’ho coltivato. E allora? Forse che se non investo i miei soldi in modo proficuo qualcuno qualcun altro può vantarne il possesso?

Un contadino ha piantato i suoi semini senza chiedere mai nulla, pur avendo tutta la facilità del mondo a rintracciarne il proprietario. Vero, io non ho controllato e pertanto non gli ho mai fatto causa né gli ho chiesto soldi. Il vantaggio che ne ha avuto, assolutamente impunibile, non è sufficiente?

Eppure l’avvocato dice che le mie registrazioni sono prove ‘indiziarie’ ed il giudice potrà non tenerne conto.

Potrò essere considerata come un desaparecido degli anni ’30, anche se il fisco mi conosce benissimo, e mi troverò pure a carico le spese processuali per il disturbo arrecato a stato e contadino, che si muove nella legalità e nella massima malafede. Binomio inquietante, no?

Sono molto curiosa di vedere come questa causa andrà a finire. Temo molto le considerazioni che mi troverò a fare sulla nostra legislatura se perderò causa e terreno. Probabilmente perderò molto di più.

lunedì 22 febbraio 2010

Pasqua coi tuoi, a lavorare quando puoi!

non è per un agognato lunedì di festa che mi ritrovo già oggi a pensare alla Pasqua. Il motivo è logistico, come per tutti i fortunati che hanno un lavoro e anche dei figli, perché quadrare le logiche della scuola pubblica con il lavoro non è così banale.

Dunque, vediamo. Domenica 4 aprile è Pasqua. La scuola dei miei figli comunica che le festività pasquali per i miei bambini vanno da Giovedì 1 a Venerdì 9… e già mi viene uno schioppone. Alla faccia delle feste!
Non ho grandi parenti di appoggio, e nemmeno un pacchetto di ferie infinito da gestire, visto lo sterminato periodo estivo da coprire.
Ma la questione non finisce qui!
La scuola dei miei figli è pure un seggio elettorale, pertanto Lunedì 29 marzo e martedì 30 la scuola sarà chiusa per elezioni.
Il comunicato non c’è ancora (vogliamo mica dare il tempo alle famiglie di organizzarsi, no?) ma, probabilmente come hanno già fatto in altre occasioni, la scuola non riterrà opportuno aprire per un solo giorno, il 31 di marzo…
Quindi, il mio totale giorni da gestire va dal 29 marzo al 9 aprile.
Se i miei figli andassero in scuole diverse, non sarei neppure certa che i giorni siano gli stessi, visto che ogni ‘plesso’ decide le proprie sospensioni in autonomia, e le comunica quando è comodo.
Ecco un altro esempio di società che può star dritta solo sul volontariato, in questo caso ‘familiare’.
Alternativa? Scuole private, babysitter. Giorni in cui si lavora solo per mantenersi il posto, mentre i soldi se ne vanno direttamente in tasca ad altri.
In questo paese se hai figli puoi solo fare l’insegnante, o comunque avere una famiglia disponibile e numerosa.
Ma almeno le elezioni, santa madonna, vogliamo farle nelle chiese, negli ospizi, nei cinema, nei centri sociali, nelle palestre?
Penso a chi vive in grandi città, dove muoversi è un casino, avere i parenti vicini non è così automatico ed ogni ‘servizio’ privato costa un’enormità.
Penso alle catene che ognuno si porta addosso senza speranza di affrancarsi, per il sola colpa di condurre una vita normale e di volere una normalissima famiglia. Beh, di ‘normale’ non c’è più niente, niente a misura d’uomo. Eppure il nostro mondo è costruito dagli uomini e per gli uomini…non c’è qualche cosa che non quadra?



martedì 16 febbraio 2010

mi astengo

Proliferano i gruppi in supporto di Bertolaso.
Io non ho aderito, e un po’ mi spiace perché ‘a pelle’ mi pare un tipo che possa essere a posto, e sicuramente ha delle grandi capacità.
E sono contenta che abbia risposto a Repubblica, perché ritengo sia così che si debba fare.
Non riesco a cogliere il peso della scelta di rendere in qualche modo la protezione civile una società per azioni. Non so e non voglio pensare allo spostamento degli interessi che stanno inevitabilmente dietro.
Voglio solo fare una riflessione sul fatto che non mi sento di supportare nessuno. La politica dell’ultimo decennio mi ha disilluso, mortificato, fatto vergognare ed arrabbiare moltissimo.
Non sento il benché minimo stimolo a prendere la parte di nessuno. Prendo solo haimè costantemente atto che non ho e non avrò mai gli elementi corretti per giudicare, ed ogni mio moto in qualsiasi direzione è costantemente strumentalizzato (se non sollecitato) da chi gioca meglio le sue partite.
Io non dovrei passare il mio tempo di cittadino a farmi un’opinione in merito al fatto che una persona (o tutte le persone) che pago-voto sia onesta o faccia i propri interessi. Io non dovrei occuparmi di amministrazione della cosa pubblica, o esprimere il mio parere su ogni questione controversa del parlamento. Se lo faccio è solo perché non mi fido di chi lo dovrebbe fare. E con questo presupposto, la strumentalizzazione è facilissima.
Pertanto Bertolaso dovrà affrontare la sua questione senza di me. Sono certa mi capirà, e sono certa sappia molto meglio di me che in una repubblica migliore queste situazioni neppure esisterebbero.

sabato 13 febbraio 2010

14febbraio


Sin dal mattino, ogni mattina e fino alla sera, tutte le sere.
con la tranquillità e la gioia di sapere
che domani sarà ancora così

martedì 9 febbraio 2010

bello, vero?

grazie Clara! finalmente qualcuno che apprezza Micio Micio! stava incominciando a perdere fiducia in se stesso...

lunedì 8 febbraio 2010

reminder

Starne fuori.


Sei tanto brava a fare tante cose. Dimostrami che sai fare anche questa.

Poco importa se non sei convinta della bontà del suggerimento. Poco importa se quello che vedi non quadra con quello che sai.

La strada è scivolosa e non hai le scarpe adatte.

Nessuno ti chiede di camminare, quindi non farlo.

E’ una determinazione dalla vita breve, lo vedi anche tu, ma è necessaria.

Non pensare al dolore, alle compensazioni, ai meccanismi che si innescano.

Non cercare vittime, non additare colpevoli. Lo sai fare?

Starne fuori.

Pensa ad altro. Chiudi i pensieri in una bolla di vetro e sospendili lì, dove nascono.

Verrà il tempo, forse. O forse no, rassegnati.

Sei un porto, non una nave, ed i porti non vanno incontro a niente ed a nessuno. Stanno lì, con le loro luci per aiutare la rotta, ma la nave approda da sola.

Dimostrami che sei capace.

Non pensarci più.

lunedì 18 gennaio 2010

capodanno

Due anni fa mancavano solo due ore a che la tua vita cambiasse del tutto. Sarebbe molto romanzesco poter dire oggi che allora lo presagissi, che ne avessi il sentore. E invece no, non l'avevi.
Cicci dormiva inconsapevole come una principessa in una teca nel bosco. A guardarla, l'avresti detta morta. Pantera era un micione addomesticato in un circo triste di periferia. Pochi ruggiti senza speranza. neppure questo ti era chiaro.
Com'è strana la vita, addirittura stravagante nei suoi colpi di scena. Chi lo sa dove stanno gli intrecci, le correnti profonde? Le vedi quando già ti hanno trascinato via.
Stai per essere travolto, ma come fai a girare sereno per casa, a prepararti con calma, a perder tempo dietro ad una rivista mentre il tuo conto alla rovescia sta per farsi a due cifre?
Inconsapevole ti infili le calze e ti aggiusti i capelli, mentre dovresti intrecciare ghirlande con fili d'oro, e diamanti, e ballare. Dovresti attendere il tuo capodanno con il calice in mano, già ubriaca d'emozione. Ma non lo sai, perchè ancora non è successo. Tutti gli orologi dentro di te lo sanno, ma tu no.
Allora, adesso cin cin, bella gioia. A te e a quell'altro che arrivava dall'altra parte, non più consapevole di te, e che spero, leggendo questo, alzi oggi a sua volta il bicchiere.

venerdì 15 gennaio 2010

riguardo ad autogrill

Gigio suggerisce un'altra versione, e a dire la verità mi pare che abbia ragione...
produco e pubblico